La protezione dei diritti dei minorenni, in particolare dei più vulnerabili e di coloro che si trovano a vivere al di fuori della propria famiglia d’origine, rappresenta oggi uno dei principali obiettivi dell’Unione Europea. L’UE è infatti fortemente impegnata a ridurre i tassi di povertà e di esclusione sociale, come ribadito durante il Porto Social Summit del 2021. In questo delicato panorama, il programma di formazione del progetto EURHOPE evidenzia come la preparazione di “adulti positivi affiancanti” sia una componente fondamentale per supportare concretamente quegli adolescenti con difficoltà sociali che vivono nelle comunità di accoglienza.
Il contesto europeo: il bisogno di relazioni informali
A livello internazionale, le istituzioni spingono da tempo verso forme di cura sempre più integrate. Già nel 2009, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato le Guidelines for the Alternative Care of Children. Queste linee guida stabiliscono che, qualora non sia possibile per un minore crescere nella propria famiglia, le forme alternative di cura (cura dell’affido e accoglienza) debbano fornire un ambiente altamente protetto e di supporto. Di pari passo, l’Unione Europea promuove la deistituzionalizzazione, spingendo verso forme di cura family e community-based.
In Europa, l’emergenza è tangibile e si traduce in numeri significativi dei ragazzi e ragazze tra gli 11 e i 17 anni ospitati nelle comunità residenziali, che rappresentano la maggior parte dei minorenni che vivono attualmente “fuori famiglia”. A questo numero si aggiunge una parte importante delle migliaia di Minorenni Stranieri Non Accompagnati, per lo più sedicenni o diciassettenni, che giungono nel nostro Paese vivendo una profonda condizione di solitudine.
Sebbene tutti questi giovani ricevano risposte formali e professionali (educazione, istruzione, cure) da parte del personale socio-educativo delle comunità, solo una minima quota di essi beneficia di reti relazionali informali e durature con adulti. L’assenza di legami affettivi espone i ragazzi a forme di marginalizzazione sociale e povertà relazionale che impattano gravemente sul loro benessere bio-psico-sociale.
Relazioni significative e tutoraggio: un motore di crescita
La disponibilità di un ambiente accudente e di relazioni calde ha un impatto formidabile sulla crescita degli adolescenti. Studi recenti sottolineano come le relazioni calde e accudenti promuovano la prosocialità e agiscano da barriera protettiva contro i problemi di salute mentale durante la fase dello sviluppo. In questo contesto, l’affiancamento relazionale e il tutoraggio si rivelano preziose strategie in un’ottica preventiva del disagio.
I mentori, o “adulti positivi”, offrono modelli di comportamento, supporto e guida, influenzando in modo determinante lo sviluppo psicosociale. Attraverso relazioni significative, i giovani imparano a gestire i conflitti, migliorano la comunicazione e sviluppano empatia. Inoltre, un adulto di riferimento agisce come vero e proprio «promotore dell’indipendenza», facilitando un migliore accesso all’educazione e all’occupazione, riducendo contemporaneamente il coinvolgimento dei ragazzi in comportamenti a rischio.
Formare per supportare: il ruolo chiave della preparazione
Affiancare giovani con vissuti complessi non si improvvisa. Diventa perciò essenziale strutturare un percorso formativo per gli adulti positivi, con obiettivi chiari che spaziano dalla sfera emotivo-relazionale a quella pratico-operativa e sociale-educativa. Gli adulti volontari devono essere in grado di costruire legami basati sulla fiducia, gestire le proprie emozioni e quelle del minore, e supportare quest’ultimo nel cammino verso l’autonomia.
Investire in adulti positivi significa trasformare le comunità locali in reti di sicurezza e di opportunità, assicurando che la promessa europea di non lasciare indietro nessuno diventi, giorno dopo giorno, una tangibile e splendida realtà.